Loretta Brusa


Chi sono

Laureata in giurisprudenza e specializzata in mediazione familiare e counseling nella relazione familiare.
Amo scrivere romanzi rosa. Ogni mia pagina profuma di rinascita. Nei miei libri troverai donne e uomini che cadono, si rialzano, legami imperfetti come imperfetta è la vita.
Se anche tu, come me, ami le storie d'amore autentiche, la scrittura che accarezza l'anima, sei nel posto giusto.
Quando scrivo, non penso a generi, moda o tendenze. Penso a te che leggi, e alle emozioni che ti potrei portare con ogni parola.
Amo Londra, i taccuini, le parole che curano.
Amo i beagle.
Adoro i villaggi Lemax e la neve.
E sì, ho sempre sognato una Lettera 22 rosa.

IL MIO SITO SULLA MEDIAZIONE FAMILIARE:

I miei libri



APPUNTI SPARSI

19 ottobre 2025Questa mattina mi sono svegliata con una fitta allo stomaco. Ho dato la colpa a tante cose: la pizza di ieri sera (fatta da me quindi potevo prendermela solo con me stessa), un colpo di freddo… o chissà. Poi ho guardato il calendario: 19 ottobre. E mi sono ricordata.Anni fa, proprio il 19 ottobre, ho fatto il mio primo trasloco da sola. Sono passata dalla casa dei miei genitori alla mia casa. Solo mia. È stato un momento importante, catartico. Perché certe scelte non sono semplici cambi di indirizzo: sono conquiste.Il corpo ricorda. Il corpo sente. Ci sono momenti della vita che crediamo sepolti, ma basta una data per far riaffiorare tutto. Per me quella conquista è stata seguita da eventi difficili e duri. Perché la famiglia è un sistema di relazioni, e ogni passo ne scuote tanti altri.Oggi ho cercato di lavorare, di distrarmi con la mia cagnolina, di pensare ad altro. Ma la verità è che non vedo l’ora arrivi domani. Per fortuna, una bella cosa mi attende: a novembre uscirà il mio prossimo romanzo. Una storia d’amore intensa, di quelle che fanno sognare. Come piacciono a me.Perché, diciamolo forte: è l’amore che manda avanti il mondo, ed è una luce che non si spegnerà mai.Un abbraccio,
Loretta

FIERA DEL LIBRO28 Ottobre 2025
Qualche giorno fa ho partecipato a un festival letterario. Esperienza emozionante, piena di stimoli.
Ho conosciuto persone nuove, ho ascoltato storie capaci di scuotere e ispirare. Qualcuno magari lo rivedrò, altri resteranno un bel ricordo.
Eravamo tanti, con i nostri banchetti uno attaccato all'altro, i libri che ricoprivano l'intera superficie. C'era chi aveva gadget, chi offriva cibo, chi indossava un cosplay per inscenare un personaggio del proprio libro.
Atmosfera frizzante.
C'è un punto che a mio avviso merita di essere detto a voce alta: nella scrittura ci vorrebbe più competizione sana e meno competizione distruttiva.
La competizione ti spinge a fare sempre meglio, a scrivere un capitolo in più, rifinire le frasi, immaginare un colpo di scena. È quella cosa che ti fa crescere guardando gli altri non come avversari, ma come modelli o stimoli.
La competizione distruttiva divide. È una gara a chi vende di più, a chi si mette più in mostra sui social. Talvolta spegne l'entusiasmo e trasforma la scrittura in un mondo fatto solo di numeri.
Il festival mi ha fatto pensare che la letteratura non è una corsa con un solo vincitore. Esistono tanti tipi di libri che trovano i lettori giusti al momento giusto.
In un mondo ideale le fiere del libro potrebbero diventare dei luoghi in cui ci si sprona a vicenda, dove si impara, ci si sostiene.
Scrivere non è abbattere chi si siede accanto a noi, ma camminare insieme, accettando la sfida di essere migliori giorno dopo giorno, nella scrittura come nella vita.
Io ci provo ogni giorno a scrivere, inventare, sentire, vivere.
Forse è questo, in fondo, il mio lieto fine.

CON I TACCHI SULL'AMORE
11 novembre 2025
Domenica 9 novembre è uscito su Amazon il mio nuovo romanzo, Con i tacchi sull’amore.
Scriverlo non è stato un semplice esercizio di fantasia: è stato un viaggio dentro le crepe, le cicatrici, la pelle viva delle emozioni.
La storia parte da un uomo e una donna che portano addosso ferite antiche.
Sono cresciuti all’ombra di tempeste familiari e quelle intemperie se le sono trascinate dentro per anni. Per guarire hanno dovuto attraversarsi, guardarsi davvero, imparare che amare l’altro significa prima di tutto imparare a non tradire sé stessi.
Il tono è ironico, frizzante, brillante.
Perché raccontare il dolore non deve per forza essere cupo.
A volte il dolore si scioglie proprio quando lo si guarda con gentilezza.
Ci sono cicatrici che non si cancellano, etichette che gli altri ci incollano addosso e che, per comodità o paura, finiamo per tenere.
A volte fa comodo a chi ci circonda vederci fragili, incerte, un passo indietro.
Rassicurante, perfino.
Ma quando proviamo a fare un passo avanti, spesso alcune persone si allontanano.
Si nascondono dietro l’ironia, le battute, la leggerezza che non accoglie.
Ed è lì che impariamo una verità semplice e potente:
Amare significa restare.
Restare quando è scomodo.
Restare quando l’altro cambia.
Restare quando l’altro cresce.
E soprattutto significa tifare per chi amiamo.
Davvero.
Senza competizioni, senza misura, senza paura della luce dell’altro.
Questo libro è anche questo:
un invito a non aver timore di brillare, anche quando qualcuno preferirebbe vederci in ombra.
Con affetto.

25 NOVEMBRE
CON I TACCHI SULL’AMORE – Dietro le quinte di un nuovo inizio
Qualche settimana fa è uscito il mio nuovo libro: Con i tacchi sull’amore.
Qualcuno mi ha chiesto come mi sento. Come si sta dopo la pubblicazione di un libro.
Ho atteso prima di parlarne qui.
Avevo bisogno di riposare la testa, raccogliere i pensieri e rimettere ordine tra emozioni e silenzi.
Finire un romanzo non è una cosa semplice: è un po’ come tornare da un viaggio. Lasciare andare le persone che ci hanno tenuto compagnia per mesi, che abbiamo imparato ad amare con i loro pregi e le loro ombre.
E poi rientrare nella quotidianità.
Guardare il mondo reale e chiedersi, con un misto di trepidazione e paura:
Cosa succederà adesso?
Piacerà?
Troverà un posto nel cuore dei lettori?
Pubblicare un libro significa esporsi. Mettersi davanti agli altri anima e corpo, perché tra le righe anche quando nessuno lo vede c’è sempre un pezzo di noi.
Madison e Byron mi hanno tenuto per mano per un’intera estate: calda, intensa, a volte complicata. Sono stati il mio rifugio, il mio posto felice, il luogo dove respirare quando il rumore intorno diventava troppo forte. Mi hanno fatto sorridere, arrabbiare, commuovere.
Ora ho dovuto lasciarli andare al loro destino, consegnarli a chi vorrà leggerli e accoglierli.
Ma, come succede sempre quando una storia finisce, dentro la mia testa qualcosa sta già nascendo. Nuove voci stanno bussando piano, nuove trame iniziano a prendere forma timidamente, come germogli inattesi dopo un temporale.
Bisogna solo aspettare.
Lasciare tempo al seme di diventare fiore.
Come nella vita, del resto.
Grazie a chi c’era, a chi ci sarà, a chi mi legge e mi sostiene.
Ogni pagina esiste grazie a voi.
Con affetto.

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24 DICEMBRE 2024
BUON NATALE!
Siamo arrivati a Natale.
Sembra un appuntamento obbligato, vero? Qualcosa da spuntare nella to-do list. Arriva sempre prima.
Già a ottobre iniziano le prime luci, che poi esplodono a novembre.
Qualcuno è felice, di solito i bambini, qualcuno sbuffa, altri partono.
È un periodo di grande movimento: nelle strade, nei negozi, negli aeroporti, nel conto in banca.
Tutto corre. Tutto chiede. Tutto luccica.
Ma cosa significa davvero tutto questo rumore?
Cosa vuol dire vivere il Natale da adulti?
Per i bambini o per chi ha bambini è semplice.
Arriva Babbo Natale.
C’è l’attesa, la letterina, il conto alla rovescia, la magia che non si mette in discussione.
Per noi, invece?
Arriviamo a Natale sempre più stanchi.
Un po’ più in affanno, con qualche ruga in più, qualche chilo in più e spesso qualche assenza in più.
Arriviamo magari più preoccupati dell’anno prima.
Eppure… ci sediamo sempre a quella tavola.
Perché?
Le teorie sono tante.
È il momento della famiglia.
È il momento dell’amore.
È un giorno felice.
Ma le famiglie, oggi, sono sempre più mescolate, allargate o rimpicciolite.
E se uno l’amore non lo trova? O non lo ha incontrato. O semplicemente non lo vuole.
Quanto alla felicità, non tutti sono felici e di certo non è una data sul calendario a poterlo imporre.
Allora perché?
È anche il periodo in cui pullulano messaggi come “non pensare al passato”, “vivi il presente”.
Come se a Natale dovessimo dimenticarci di chi siamo stati.
Ecco.
Io non sono d’accordo.
Il passato non passa mai.
Il passato è nel nostro presente e sarà anche nel nostro futuro.
Noi, oggi, siamo il frutto del nostro passato.
E il Natale ce lo ricorda.
Perché a Natale, più o meno tutti, ci sediamo a una tavola con le persone che hanno fatto parte del nostro passato.
Con chi c’è.
E con chi non c’è più. Anzi forse soprattutto con chi non c'è più.
Per questo, a mio avviso, Natale significa onorare il nostro passato, affinché possa portare un po’ di luce nel nostro futuro.
Mi piace molto questa immagine: il passato che filtra. Che non blocca, ma ci conduce.
Non esiste la famiglia perfetta nel giorno di Natale.
Qualcuno litiga.
Non esiste il Natale perfetto.
Ma forse ciò che davvero dà un senso a questo giorno è fermarsi, anche solo per poche ore, e riconoscere ciò che ci ha preceduti.
Anche quando il passato è rappresentato da una mancanza.
Da un’assenza.
Anzi, soprattutto allora, perché le assenze sono come sale sulla pelle.
Ecco la famiglia è questo: unisce passato, presente e futuro.
Io la vedo così.
Voi?
Vi auguro un Natale pieno di calore.
A presto.